LE DUE SICILIE e l’invidia del Mare

Il mare prende con prepotenza ciò che gli appartiene di diritto perché gli uomini non lo meritano.

Questa grande verità è la base di molte leggende che si raccontano sulle coste, nei porti, che i libri riportano romanzate, che ispirano altrettante leggende e che tutti amano raccontare come se fossero proprie avventure ed ascoltare come se fosse la prima volta. Ed è la sola ed unica spiegazione di sparizioni di grandi tesori, imbarcazioni, velivoli, uomini e donne…

Anche di piccoli tesori, come nella nostra storia.

Tanto tempo fa o forse ieri o forse deve ancora succedere, un maestro orafo creò due piccoli gioielli su richiesta della sua amata: due orecchini d’argento a forma di Sicilia. Un centimetro di luccicante isola da sfoggiare per ogni lobo: un piccolo segno dell’amore per una grande terra!

Gli orecchini erano bellissimi, lucenti e sgargianti: nella loro semplicità avevano qualcosa di magico perché le coste frastagliate erano ben definite, guardandoli si poteva immaginare una spiaggia qui, un colle là, si intravvedevano le città con i loro confini e si poteva ammirare la montagna dell’Etna.Qualcuno un giorno ci vide anche il fumaiolo e provò ad accarezzare la nuvola che si era formata.La ragazza era felice di sfoggiare il mondo che l’orafo le aveva donato ed era orgogliosa di avere non una ma ben due Sicilie.

Tanta felicità e orgoglio generarono invidia in chi di Sicilia ne aveva solo una e così il Mare decise di rimettere le cose a posto e ristabilire l’ordine: alla prima occasione, appena i due giovani entrarono in acqua a giocare tra le onde, una piccola Sicilia fu rapita, complice il vento e insabbiata inesorabilmente.

A nulla valsero le ricerche e le attese. Il Mare invece di calmarsi per la conquista appena fatta e compiacersi sembrava agitarsi ancora di più. Era forse il suo modo di esultare.

Ora era lui ad avere due Sicilie. E così pareva giusto, nessuno poteva averne più di lui.

 

Il mare restituisce tutto, talvolta con gli interessi, in segno di premio e riconoscenza per l’attesa di chi ha saputo aspettare senza perdere la speranza.

Questa grande verità è un prezioso insegnamento, una delle tante lezioni che il Mare impartisce, talvolta regala, quando meno te lo aspetti.Ed è la sola spiegazione di ritrovamenti di grandi tesori, imbarcazioni, velivoli, uomini e donne…

Anche di piccoli tesori, come nella nostra storia.

Tanto tempo fa o forse ieri o forse deve ancora succedere, una medusa inglobò un frammento di argento, senza sapere che avrebbe sfoggiato nelle acque del mare una piccola Sicilia d’argento, dai contorni frastagliati e dal luccichio inconfondibile. Tant’è che i riflessi argentei che la sua gelatina non riuscivano a schermare la resero visibile ad un branco di sardine che, incuriosite più che affamate, si accanirono contro la povera medusa per riuscire a rubarne la luce. Un tonno poco lontano attratto dalle sardine si avvicinò pericolosamente al branco e lo disperse. Soltanto una non riuscì a scappare, forse perché appesantita da una piccola Sicilia. Insieme finirono nella pancia del tonno, che a sua volta abboccò ad un amo e si ritrovò su una tonnara.

 

Qualche tempo dopo una giovane coppia stava preparando una bella insalata fresca. Lei aprì una scatola di tonno e con sua sorpresa vide un frammento luccicante, subito scambiato per carta stagnola… ma era più consistente e solida e presentava una forma ben definita con un un piccolo perno su un lato. La ragazza capì che era una piccola Sicilia e che poteva essere un orecchino. Entusiasta per la sorpresa che la confezione di tonno le aveva regalato l’indomani andò da un amico orafo e gli commissionò un’altra piccola Sicilia per avere la coppia di orecchini. L’orafo riconobbe la sua creazione e invece di farne soltanto un’altra ne fece a centinaia, riempì le vetrine del suo negozio e nel giro di pochi giorni le vendette tutte.

E la Sicilia ritrovata tornò sul lobo della sua amata. E così pareva giusto: che l’amore per l’isola si moltiplicasse in tante piccole Sicilie d’argento indossate da chi l’isola ce l’aveva anche dentro.